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S.AGATA una pieve sull'Esaro

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        Mi sembra che a S. Agata d'Esaro si possa applicare quel che si dice di Melchisedec, il quale viene presentato «sine patre, sine matre, sine genealogia». Essa infatti, scartata la identificazione con Artemisia, ipotizzata dal Barrio, contraddetto dal suo censore Sertorio Quattromani, non presenta elementi tali da far ricordare le sue origini che, come al solito, si perdono nella notte dei tempi. Infatti qualche misero reperto archeologico non autorizza a risalire alla preistoria o al periodo greco-romano; ma è soltanto nel secolo XI che se ne fa cenno per la prima volta al tempo di Roberto il Guiscardo, che operò in Val di Crati, e poi bisogna scendere fino agli inizi del secolo XIII per vederla menzionata in un diploma di Rainaldo di Guasto a favore del monastero cistercense di Chiaromonte. Per di più, essa èforse l'unico paese della Calabria di una certa consistenza - o quanto meno uno dei pochissimi - che per il suo passato non può contare sulle memorie storiche, compilate da qualche scrittore, anche se inedite; non ricorre nei diplomi normanni e angioini; non ha la platea di qualche sua chiesa o convento; non ricorre nella taxatio angioina o aragonese; non presenta nulla di notevole al visitatore o all'occasionaie viaggiatore; né il suo passato ha conservato il ricordo di qualche suo cittadino, il cui nome sia degno di essere tramandato ai posteri.

        Questa constatazione induce ad apprezzare ed ammirare l'improbo lavoro che l'Arciprete Don Antonio Montalto ha dovuto affrontare per raccogliere « le sparte foglie» e compilare una monografia storica del paese. Egli infatti ha dovuto cominciare da zero, riesumando i pochissimi elementi o indizi delle origini, per poi procedere con maggior sicurezza dal secolo XV in poi, in cui ci si può basare su una cospicua documentazione, rintracciata nei vari archivi di Roma, di Napoli, di Cosenza e della stessa S. Agata. E questo egli ha potuto fare con tanto sacrificio a causa delle sue incombenze di indole pastorale e per le difficoltà di accesso ai suddetti archivi, data l'ubicazione di S. Agata a notevole distanza da essi. È comprensibile che egli abbia attinto in più larga misura agli archivi comunali e specialmente ai registri parrocchiali che, per fortuna, iniziano dalla seconda metà del secolo XVI, cioé subito dopo i Decreti del Concilio di Trento e che si sono salvati grazie alla posizione di S. Agata non attraversata dalle grandi vie di comunicazione. Ed è per questo che la storia religiosa, cioè del clero, delle chiese, dei conventi e delle confraternite, risulta più ampia e più documentata, anche se l'aspetto economico  vi ha larga prevalenza. Molto importanti e apprezzabili mi sembrano i dati del catasto onciario della metà del secolo XVIII sia per quanto riguarda l'onomastica che per la toponomastica, aspetti che ai nostri giorni la storiografia considera con particolare attenzione. Molto utili sembrano anche i diversi dati statistici sulla popolazione e i diversi suoi impieghi nonché la lista degli Arcipreti, che l'Autore ha rilevato dai registri parrocchiali.

        Credo che con questo encomiabile lavoro di Don Montalto, S.Agata d'Esaro non sfiguri accanto agli altri paesi della Calabria, che hanno ormai da tempo la loro illustrazione storica, più o meno apprezzabile. Ritengo perciò che l'intera cittadinanza abbia contratto - non solo in campo pastorale, ma anche in campo storico - un debito di riconoscenza col suo Arciprete, che ha lavorato con tanto impegno e con «vero intelletto d'amore» per togliere dall'oblio le memorie del suo passato.

P. Francesco Russo

PREFAZIONE

        Chi è consapevole di essere radicato in un passato interessante trova necessario far rivivere le vestigia di un'epoca spesso ignorata.

        Amare la propria terra vuol dire conoscerla e non si può non recepire con intima soddisfazione tutto ciò che stimola un ritorno alle fonti genuine del proprio essere.
        Il fenomeno della spiritualità non è qualcosa di avulso dal suo contesto storico, ma trova sempre le radici nella terra in cui si manifesta. La storia della pietà non si può scindere dalla storia della società e lo stesso Giovanni Paolo II, nel discorso ai 2.500 calabresi convenuti in Vaticano 1° Giugno 1985, rilevava: « Voglio sperare che voi non manchiate di leggere la storia religiosa della vostra terra, che ha accolto il messaggio cristiano fin dal I secolo, alla luce splendente di Santi calabresi, che hanno forgiato generazioni di cristiani secondo lo spirito del vangelo. Questi hanno dato un copiosissimo contributo per l'animazione cristiana e sociale della Calabria ».
        Purtroppo, immersi, come siamo, nei problemi della vita di ogni giorno, preoccupati più di quello che ci riserva il futuro che di quanto ci siamo buttato alle spalle, non sempre riusciamo a leggere nel nostro presente le radici profonde che ci legano al passato.
        Eppure l'ambiente in cui viviamo è pieno di segni e di testimonianze come Chiese, resti archeologici, epigrafi, fossili, opere letterarie ecc.
        Oggi che la società, non meno che nei tempi passati, è bisognosa di uomini e donne che sappiano testimoniare con coraggio l'impegno di una rinascita spirituale, riteniamo più che mai necessario attingere dal passato uno stimolo maggiore, rivalutando temi e modelli utili alla crescita morale delle nuove generazioni.
        La molla che ha fatto scattare l'interesse per una simile ricerca, scontate le motivazioni sopra esposte, è stata la constatazione della assoluta carenza di monografie storiche su S. Agata.

        Eppure, data l'esistenza di registri parrocchiali risalenti alla seconda metà del 1500, doveva esserci qualcosa che solo un lavoro tenace e metodico avrebbe potuto portare alla luce, con l'obiettivo di rendere palese e tangibile la presenza vetusta di una comunità sociale, civile e religiosa, di cui si ignora ancora l'esistenza.
        Man mano che si andava avanti nel lavoro, abbiamo avuto l'impressione che una realtà finora sconosciuta si squarciava, lasciando il posto a tesori di una civiltà che chiedevano solo di essere portati alla luce, per dare dignità storica a un popolo, quello di S. Agata, che è alla continua ricerca di un passato, che possa renderlo più vivo, più palpitante, più proteso verso il futuro, ma sempre più radicato all'humus storico che ne ha determinato la genesi e segnato lo sviluppo.

       Prima di licenziare alle stampe questa monografia su S.Agata d'Esaro che ci tenne impegnati più lustri, per le difficoltà di accesso alle fonti storiche e per la non facile interpretazione dei reperti, rivolgiamo un grato pensiero a quanti ci hanno gentilmente favorito nella stesura del lavoro fornendoci preziose testimonianze e spianandoci la via presso le varie sedi di ricerca: Archivio Segreto Vaticano, Archivio di Stato di Napoli, di Cosenza, della sezione di Castrovillari, Archivio Véscovile di Bisignano, di S.Marco Argentano, Archivio Comunale di S.Agata d'Esaro e varie biblioteche.

© 1988 CALABRIA LETTERARIA EDITRICE SOVERIA MANNELLI

ANTONIO MONTALTO
S.AGATA
UNA PIEVE SULL’ESARO
CALABRIA LETTERARIA EDITRICE
SOVERIA MANNELLI 1988

 

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