Destinazione: Sant'Agata
Paese fatto su tre “pizzi”…

“Il nostro era un paese completo. Bello, pianeggiante, esteso in superficie e con gli angoli ben delimitati; tre per la precisione, tanto da guadagnarsi, nella fraseologia locale, la precisazione: Sant'Agata è fatta su tre pizzi… Ma in questi tre pizzi si muoveva un contesto di gente laboriosa, tranquilla, simpatica. Una comunità vivace, allegra, godereccia, per quel che poteva filtrare dalla vita. Un paese immerso in una concezione vitale dedita al vivere e al lasciar vivere, al lavoro e al focolare domestico, alla socievolezza e alla comprensione. Niente mancava per circoscrivere in sé i principi dell'esistenza, della convivenza: il municipio, detto con un po' di enfasi “a cancelleria”, l'ufficio dazio e consumo, la caserma dei reali carabinieri, il medico condotto e il sanitario, la farmacia, il cinema all'aperto, il teatro al chiuso, la luce elettrica, l'acqua corrente, i salotti dei più facoltosi, una decina di pianoforti, il parroco, la chiesa, le scuole e quell'aria pulita, fresca, accarezzata e sospinta da quell'eterno venticello di ponente. Ma quel che più colpiva la mia fantasia giovanile era quel tappeto verde, immenso, bonario, di castagne luccicanti al sole che faceva del nostro paese un angolo positivo e significativo nell'economia della zona. Sant'Agata si muoveva col tempo, con le stagioni. D'inverno le feste più o meno religiose; d'estate gli incontri all'aria aperta nelle piazze, nelle vie e nelle campagne. Non mancava nulla, c'era di tutto per riempire la vita di ognuno di noi; una comunità completa, ben distinta e, data la lontananza dai comuni più prossimi e dal mare, un mondo a sé con una connotazione propria: una piccola repubblica nello Stato italiano! Anche i forestieri erano attratti sia a visitare che a frequentare San'Agata o per trascorrere ore piacevoli nelle frequenti serate danzanti e feste varie o per motivi commerciali, quali l'acquisto delle castagne e dei prodotti della falegnameria. Ma a completare la presenza di gente di fuori contribuì l'arrivo, direi inatteso, dei confinati politici. Persone che all'inizio si guardavano intorno con un senso di estraneità e di solitudine, ma col passare dei giorni, si accorgevano di essere capitati, per loro fortuna, in uno dei paesi meno brutti e meno inospitali di quelli che loro stessi si immaginavano”.

(Testimonianza dello scrittore calabrese Pierino Cozzitorto)

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