VERSI

 

A SAN FRANCESCO DI PAOLA

Ohi, San Franciscu povariellu,
ca a Paula nascisti,
tinni jiesti 'ntr'u Cummìentu
ppe tte fari monachiellu.

Tinni stavi 'nginucchiatu
a prigari Gesù Cristu;
ppi li mali di stu munnu
pridicavi a carità, l'umiltà
e lqa povirtà.

Tu passasti da Sant'Agata
e 'ndicasti u puntu giustu
ppi ci fari a casa tua
e nel nome carità
la tua casa si farà (1).

Su vinuti i monachielli
'ntra la casa ca hai vulutu,
ni su stati pua scacciati
dalli leggi di lu statu
ca tuttu s'è pigliatu.

Su passati quattrucient'anni
e lu populu tuu s'è risbigliatu,
u Cummìentu vo' rifà
pi tua gloria e santità
suttu u mantu da carità.

Tu San Franciscu ci ha da pinsà
ca u Cummìentu s'ha da rifà.

(1) Il Convento dei Minimi in Sant'Agata, originariamente dedicato a San Michele Arcangelo, fu fondato nel 1539, nel punto indicato da San Francesco quando passò da Sant'Agata, su un terreno elargito da Marco Aurelio Giordano (da Sant'Agata di Esaro, un principato di Calabria Citra, di Fiorenzo Briguori, pag. 53, ed. La Meridiana Editrice, Cosenza, 1986).
La soppressione del Convento, per ordine del Governo Napoleonico, avvenne il 13 Settembre 1809, con la confisca totale di tutti i beni e l'obbligo per i frati di lasciare liberi i locali entro il 1 Ottobre dello stesso anno.

 

CHI SEI

Chi sei tu che vivi in me?

Da dove viene la forza del bene
e la luce della verità?

Chi sei tu che dai voce
all'anima mia,
che parla sempre d'amore
e di vita immortale?

Sei Tu Cristo, che vivi in me,
e allora fà che il mio ultimo pensiero
sia un canto d'amore per Te.

 

NUVOLE
(Padre Pio da Pietralcina)

Pregne di pioggia
vagano le nuvole novembrine.

Il grigiore del cielo
intristisce l'anima
e fa meditare sul grigiore
che avvolge la terra
senza pace e senza amore.

Che tristezza quando penso
alla mia Calabra terra,
al mio paesello
sperduto tra i monti,
dimenticato dagli uomini, e forse da Dio.

Che tristezza, negletta terra mia.

Quando suoneranno le campane a gloria
della tua rinascita?

Oh sfortunata e bistrattata terra Calabra.

"Solo l'Onnipotenza Divina rinnoverà il mondo...
Invano lavoreranno gli uomini se non chiederanno
l'aiuto di Dio con incessanti preghiere".

 

NOSTALGIE DI UN EMIGRATO

Sant'Agata di Esaro
antico paese
adagiato su verdissimi colli
trapunti di ginestre,
con l'orologio del campanile
che batte le ore e scandisce lentissimo il tempo
e il canto degli uccelli che trillano impazziti,
con il suono delle campane che battono
come i rintocchi del cuore, e l'ampia
valle dell'Esaro e del Forge confusi,
che scorrono lenti fra dolci meandri.

Vorrei tornare....

Vorrei restare con te per tutta la vita,
vorrei tuffarmi nel tuo verde fresco e vellutato,
vorrei rivivere la giovinezza e,
nella bellezza dei tuoi tramonti
sognar il passato per vivere il presente
nel tuo agognato abbraccio.

Oh! Bel paese del Sud.

 

IL RITORNO

Io ritornai da lontani lidi
in questa casa di felici ricordi.

Sento gli odori della mia terra adorata,
odo i battiti del mio cuore,
felice per essere tornato
ai nativi luoghi.

Non dico nulla,
sento gli odori e le brezze di un passato
che credevo dimenticato.

Non mi svegliate, lasciatemi
sognare la gioventù passata.

In questa oasi felice
di ricordi lontani,
lasciatemi dormire
il sonno beato di chi
è tornato da terre lontane.

 

SONO VECCHIO

Sono vecchio e vado stanco
per le strade solitarie,
con tanto amore dentro.

Penso al passato,
alla gioventù fuggita in fretta
ed alle cose non fatte.

Dal mio rifugio interiore
guardo la luce del giorno
che sta per finire.

Non mi tormento!

Penso alle buone cose
che ho fatto, alla famiglia,
ai figli sparsi per il mondo
a guadagnarsi il loro posto
nella vita e nella società.

Sono vecchio, ma non mi sento
escluso dagli sguardi della vita.

C'è qualcuno lassù che mi aspetta,
con la mia bisaccia colma delle
mie fatiche.

Non perdo la forza dell'anima,
per poter perdonare ed amare,
nel silenzio dei miei ricordi.

 

RIFLESSIONE DI UN NONNO

Incantato le guardo,
queste piccole, adorabili tiranne,
vezzeggiate, idolatrate.

S'affacciano alla vita,
invadenti e belle
come aiuole fiorite.

Con una loro logica
ti chiedono il perchè d'ogni perchè,
toccano e vogliono tutto
e con i loro vezzi e le moine
tutto ottengono.

Queste care e terribili nipotine,
croce e delizia dei nonnini.

 

CASA MIA

Mi pare di ritornar bambino,
con la cartella sottobraccio
e le tasche piene di castagne,
e via, a scuola.

Classe mista, voci di adolescenti,
a volte amici, a volte nemici,
ma sempre felici e spensierati.

Ora si è adulti, non si è
più spensierati come prima,
e rivedendo la casa natia,
si pensa con nostalgia
ai tempi felici
in cui si viveva in armonia.

 

PENSIERI

Quando la notte muore,
vedere il sole che nasce
è scoprire pian piano
qual giorno che ritorna,
vedere il volo leggero
di tanti uccelli,
ed il canto gioioso
chesi perde lontano.

Guardare e sognare
per ascoltare ciò hce dice
il canto della natura
che esplode al tepore
del sole mattutino.

E quando il giorno finisce,
vedere le stelle
che, sempre più belle, brillano
e ci fissano dalla volta celeste.

Lì c'è la stella che
ognuno di noi guida
e segna il nostro cammino
in questa nostra esistenza terrena.

 

LA PRIMULA

Da sotto l'erba,
bruciata dalla tramontana
e dal ghiaccio dell'inverno,
spunta la gialla corolla.

Saluta timida
il primo sole della primavera,
scrollandosi i petali
il peso della gelata brina.

Dirada la nebbia
ed appare il colore della natura
che lentamente riprende il possesso
dei suoi poteri.

 

A MONTEA

Da te sono stato,
oh monte Montea.

Sotto i tuoi verdi pini loricati,
solitario, ho ammirato
questi fossili viventi
che la natura ci ha donato.

Ho visto i raggi del sole
che filtrano tra i rami
di queste secolari rarità.

Ho visto il guizzar
degli scoiattoli
saltar da uno all'altro pino
e, lontano, sentir
l'ululato del solitario lupo affamato
che sembra quasi
un lamento umano.

Quanta pace,
lontano dalle miserie
della civiltà moderna.

E dalla tua altezza(2)
sentirsi più vicino a Dio.

(2) 1785 metri sul livello del mare

 

MARZO

Batte la pioggia sui vetri,
sembran solchi di pianto
in questa sparuta primavera
che avanza.

Camminan le nubi,
quasi impaurite
dai primi tuoni
della natura che si risveglia
dal lungo torpore del'inverno
che sta per finire.

 

IL BOSCO

Adoro il verde dei pini.

Amo il bosco con le sue varie essenze,
con tanti profumi
di variegati fiori del sottobosco.

Rivivo con gioia il mio
piccolo contributo a far
rinascere questa natura.

Che paradiso, che pace.
Tutto mi coinvolge piacevolmente
e mi invita alla riscoperta di me stesso
per essere stato necessario
a tutto ciò.

 

ILLUSIONI

Le illusioni passano
ma più forti che mai ritornano
e ci assalgono
e lo sperare diventa sognare.

Com'è brutto svegliarsi
da tante illusioni
che non saranno mai realtà.

E più scontento che mai
vorresti ancora dormire.

 

AL FOCOLARE

Sapori di castagne
al fuoco del camino
e due vecchi quasi accovacciati,
a godersi il calore della fiamma,
l'intimità dei muri
e rinvangar giorni passati
di gioia e di dolori,
ma sempre felici ed
ancora amanti,
in questa età che avanza.

 

U LIJTTU MIU
(Il mio letto)

Cumu si caudu, lijttu miu,
ca a cuverta di trapunta,
cu u matarazzu chijn'i lana picurina
appuggiatu supra a reta,
chi, ogni vota ca mi giru,
cigula e sbraita lamintusa.

Lijttu caudu, caudu di vijrnu
ca 'muttita di lana cardata,
quantu suunnu mi ci fazzu,
ma cumu è bruttu a matina
quannu mi sumu insunnulitu,
cullu friddu ca c'è 'ntra cammara
mi spiaci ca ti lasciu.

Lijttu miu tu si bravu,
cunfurtari sai li giai,
tu ca sìenti li lamìenti
quannu iu mi sìentu malu.

Tu mi sìenti fa l'amuri
e fai puru u furbacchiunu.

Lijttu miu malizziusu.

Cu i linzuoli i flanella
cu la sbersa supra i cuscini,
cu u matarazzu chijn'i i lana
tu si sempre ad aspettari
ca cumincia n'atra nuttata.

 

U PUCI

Iu sugnu u puci
e pi lu miu piaciri
zzumpu supra a tia,
pu mi inziccu tra cammisa
e a tia ti fazzu grattari.

Pu mi ficcu tra i mutanti
e ti cuminci a ti 'ncazzari.

Ma iu sugnu dispitusu
e mi inziccu tra li pili
ca è nu veru piaciri.

Tu ti curchi spinzirata
e iu, puci dispittusu, non
ti lasciu stari in paci.

Tu vulissi ca m'acchiappi
pi mi schiacciari sutta l'ugna,
ma iu zumpu tra li
coscie pi dari nu muzzicunu
a chilla cosa riservata.

Tu ti arrabbi e ti disperi
e iu ridu a crepapelle,
tu ti spigli iastimannu
a alla nuda si all'impìedi,
ma a mia non m'acchiappi,
sugnu già zzumpatu fora
e mi godu u panuramu
di lu corpu tuu
tuttu chiin'i punti russi
adduvi iu hai muzzicatu
e tu cuntinui a ti grattari,
e iu ridu sempre i cchiù.