Passato e presente

Sant'Agata è un paese come tanti altri, come quasi tutti i paesi della Calabria.

Una volta non ci si meravigliava di vedere un maiale in allegra libertà in piazza, le galline che svolazzavano e razzolavano in tutti i vicoli sporchi di paglia e di letame lasciati dagli asini quando la mattina andavano col padrone a lavorare nei campi.

I vecchi sedevano, non sempre indisturbati, a fumare la rudimentale pipa al tepore del sole, o al fresco del pioppo che ombreggiava il muro che serviva da sedile, nella piazza dove c'era (c'è) il monumento ai caduti in guerra.

Anche le donne a gruppi sedevano sui gradini esterni delle case, con la testa coperta da un fazzoletto e, ciarlando, rattoppavano logori indumenti, sferruzzavano con i ferri ruvida lana, filavano con il fuso a coscia seta o stoppa o ricamavano varie cose per il corredo delle future spose.

I fanciulli si divertivano a schiamazzare, a rincorrersi, a giocare con le formelle o i pennini.

Qui l'uomo credeva, e crede ancora, alla volontà arcana di un destino che preordina e finalizza la vita di ciascuno. L'ombra dell'avvenire era, ed è, la paura più profonda che tormentava e tormenta la vita quotidiana. La religione è identificata nella potenza di Dio che è un'autorità indiscussa ed invocata spesso, ma il più temuto rimane il Santo Patrono, S. Francesco di Paola, che è potente, miracoloso, ma che castiga chi bestemmia il suo nome o approfitta delle sue cose.

Anche le antiche forme feudali sono mutate; la democrazia è stata incapace di trasformare in pieno la cultura della gente; l'economia e la vita rimangono quasi quelle del passato. Il potere politico non è riuscito a trasformare la società di questi agglomerati urbani. Neanche la massiccia emigrazione è riuscita a trasformare e rivoluzionare in pieno i costumi, la mentalità ed il modo di vivere di questa Sant'Agata che resta sempre uno dei paesi più belli ed ospitali della zona.