Le Provviste e gli Usi nei Mesi

A Sant'Agata ogni famiglia faceva, e lo fa tuttora, le provviste di beni e di derrate, da usare durante l'intero anno. Molte famiglie dovevano fare i salti mortali per approvvigionarsi di tutto perché non avevano la possibilità economica per rifornirsi di ciò che era necessario per arrivare fino ai nuovi raccolti.

Ed ecco in sintesi ciò che si faceva e si produceva, distinto in base ai periodi e ciò che si diceva dei mesi dell'anno.

Gennaio
Mintidi a cuoppola janca supa' a capu di muntagni, s'ammazzadi u puorcu e cuminciadi u carnalivaru.

A Gennaio nevica, si mette un berretto bianco in testa alle montagne, il che vuol dire che siamo in pieno inverno. Si uccide il maiale che rappresentava la ricchezza in casa in quanto produceva tante cose buone e cioè salsicce, soppressate, i frittoli (i ciccioli), ma la cosa più importante era il grasso (la sugna) che rappresentava il condimento fino all'anno successivo, una parte poi veniva usata per conservare la salsiccia e le braciole. L'olio era un condimento da usare col contagocce solo per le insalate.

Il carnevale incomincia sempre il 17 Gennaio per finire il martedì grasso. Puntualmente, nella data stabilita, ritorna ancora oggi un nuovo carnevale sempre bello e festoso, ma certamente molto diverso dal carnevale della mia infanzia. Allora, ad una certa ora della sera, come per magia il paese si animava con suoni e balli in quasi tutte le case. Gli adulti ed i giovani si vestivano con indumenti strani e pittoreschi, mascherandosi in tutti i modi ed in gruppo, guidati sempre da un responsabile non mascherato, entravano in tutte le case in cui si ballava e si suonava con il mantacetto (l'armonica), con il mandolino accompagnato dalle chitarre che eseguivano melodie e ballabili di ogni tipo per la gioia dei danzatori. Si suonava di tutto, dalla polka alla mazurca, dal tango al valzer, per finire alle ore piccole con la tarantella e l'indimenticabile quadriglia che chiudeva la nottata di festosa allegria. E noi giovani insonnoliti ma gioiosi ritornavamo a casa con la speranza di avere il permesso dai genitori per trascorrere qualche altra serata di divertimento.

Tempi felici di un tempo che fu, per piccoli e grandi in cui tutti dimenticavano affanni e preoccupazioni, almeno per quella sera.

Febbraio
Fora fa friddu e i mali vistuti, i viecchi e li quatrarielli s'arrustunu allu fucularu.

Febbraio è un mese freddissimo, fuori fa tanto freddo per cui è preferibile stare in casa. Specialmente i vecchi ed i ragazzini malvestiti sono costretti a stare vicino al focolare che era l'unico riscaldamento della casa.

Marzo
Marzu è lu misu pacciu, n'ura chiovidi e n'ura t'assulicchia.

Marzo è un mese instabile, un'ora piove e un'ora esce il sole ed i vecchi ed i piccoli restano sempre in casa accanto al fuoco.

Aprile
Si cumincianu a vidi i vìecchi in chiazza ca si assulicchianu allu sulu tiepido da primavera.

Ad Aprile finalmente si incominciano a vedere i vecchi che escono di casa per andare in piazza a godersi, in compagnia di altri coetanei, il tepore del sole.

Maggio
Jurisci lu spartu, i rosi e tutti li juri ca profumanu l'aria, e lu cielu è chiinu du cantu di vecielli ca si priparanu u nidu.

Nel mese di maggio fiorisce la ginestra (u spartu), le rose e tanti altri fiori che profumano l'aria piena di canti e di voli d'uccelli.
In questo mese la buona massaia incomincia a farsi le provviste di formaggio pecorino e di ricotta affumicata (a ricotta friscuocina). Si mangiano le prime fave fresche condite con il grasso rosso in cui era stata conservata la salsiccia, accompagnate da qualche pezzo della stessa salsiccia (nu cannuzzulu i savuzizza).

Giugno
U cuntadinu incuminciadi ad ammulà a vavuci ca u tiempu du metidi è vicinu.

Il contadino incomincia ad affilare la falce perché il tempo di andare a mietere è vicino. Giugno è anche il mese delle ciliegie (i cirasi); la massaia sceglie quelle di migliore qualità, quelle più grosse e dure (i cirasi palummi) e le conserva sotto spirito, da usare poi per qualche ricorrenza.

Luglio, Agosto

Sono i mesi in cui si fanno le provviste più importanti, si riempiono i granai (i casciuni) di grano, si fanno molti filari di peperoni (zzaffarani) che si mettono a seccare al sole dalle finestre e dai balconi, per farci poi, durante l'inverno li zzaffarani a ruscelle e la senise (peprone macinato da mettere poi nella salsiccia e nella pasta aglio ed olio). Si fanno le provviste di pomodori pelati e salsa in bottiglia da far durare possibilmente per l'intero anno, fino alla raccolta successiva.

Settembre, Ottobre
Si vinnignadi

Si riempiono le botti di mosto, si fa una buona provvista di granone (u migliu) per farlo diventare, una volta sfarinato, maruggiu che era il pane quotidiano per tutto l'inverno. Si acquistavano diversi tomoli di fagioli (i fasuoli) per cuocerli nella pignatta accanto al fuoco del focolare. I fagioli erano il piatto giornaliero.

Novembre, Dicembre

Si raccoglievano le castagne da conservare dopo infornate e se ne riempiva nu casciunu (una cassapanca) da mangiare come il pane nei mesi in cui le altre provviste erano alla fine, specialmente nel mese di maggio (u maju luungu). Una certa quantità di castagne veniva seccata (assumati) sul cannizzu posto sopra il focolare da usare come cibo per gli animali, ma anche per gli uomini perché venivano fatte a pistilli e poi cotte e diventavano squisite, specialmente quando non c'era altro da mangiare.