FRASARIO
( Le Frasi e i fatti)
Ha fattu allu cristu di niva, ci ha
pisciatu e sinn'è fuiutu.
Si racconta che dopo una buona nevicata, una persona aveva fatto un pupazzo
di neve che, tanto era bello, che gli venne l'idea di conservarlo sempre. Pensò allora di
farlo cuocere come le terraglie e, detto fatto, mise fuoco al forno e, appena questo
divenne ben caldo, ci infilò dentro il pupazzo, tappò il forno ed uscì. dopo un certo
tempo tornò per vedere la sua opera ma, ahimè! Il forno era freddo e pieno d'acqua,
allora pronunciò la famosa frase: "ci ha pisciatu e sinn'è fuiutu".
Ha fattu alla cappa di
Giannuminucu.
Ha fatto come il mantello di Giandomenico. Si racconta di un sarto,
certamente non molto esperto nel suo mestiere, che aveva ricevuto da Giandomenico la
stoffa per confezionare un mantello a ruota (a cappa). Messosi all'opera tagliò e
cucì,ma alla prova il mantello pendeva da una parte. Il sarto rifilò la parte pendente
ma si accorse di aver tagliato troppo, così rifilò anche dall'altra parte e, taglia qui,
taglia là, senza accorgersene la stoffa finì e non gli rimase altro da fare che farci
una coppola.
E lampami 'nculu, ha dittu Zu
Jallu, quannu ha ruttu u buttigliunu du vinu quannu è cadutu 'nterra attruppicannu allu
scalunu.
Oltre cento anni fa viveva in Sant'Agata un vecchietto molto arzillo e
spiritoso, soprannominato "Zu Jallu", il quale, una sera andò nella sua
cantina a riempire un bottiglione di vino per berlo a casa con amici. Era tanto buio,
pioveva e, poiché non esisteva ancora l'illuminazione pubblica, non si vedeva neanche ad
un palmo di distanza. Zu Jallu, avvolto nel mantello a ruota, portava, sotto il
mantello il bottiglione di vino e, dovendo percorrere una via a gradinate, camminava
cercando di vedere la via al chiarore dei lampi. Ad un certo punto, sicuro che arrivasse
la luce di un lampo, continuò a camminare senza accorgersi che era arrivato all'ultimo
gradino, inciampò e cadde rompendo il bottiglione col vino. In quel momento arrivò il
lampo tanto atteso e Zu Jallu pronunciò la frase: "E lampami 'nculu mò
c'haiu ruttu u buttigliunu du vinu".
Gesù Cristu è 'ntr'u casciunu.
Gesù Cristo è nella cassapanca.
Questa è un'altra frase celebre di Sant'Agata. Ad una lezione di catechismo la suora
incaricata della catechesi domandò ai ragazzini dove fosse Dio. Nessuno, però,
rispondeva ed allora, per farsi comprendere meglio, ripetere la domanda semplificandola:
"Lo sapete o no dov'è Gesù Cristo?". Al che una ragazza rispose prontamente:
"Gesù Cristu è 'ntr'u casciunu".
Il motivo di tale risposta risiede nel fatto che una volta si usava incollare nella parte
interna dei coperchi delle cassapanche o dei granai, figure di santi o dello stesso Gesù
Cristo in croce per proteggere il contenuto dei casciuni. Anche nella cassapanca in
casa della ragazza vi era incollata la figura del Cristo e lei, contenta, aveva trovato la
risposta giusta alla domanda della suora.
Le frasi che seguono sono state pronunciate da un certo Giuseppe i Cesari, rivolto ad una
persona con la quale si era bisticciato e, non potendo difendersi con la forza fisica,
cercò di offenderlo dicendogli così:
Tu si tintu luurdu e 'nchiappatu,
patatata, doppia patatata, pilusu virtulusu, pìedi i pàparu e guallarusu.
Tu sei sporco, infognato, grassone, doppio grassone, tutto pieno di peli,
con una "pappagorgia" spropositata, i piedi a papera ed ernioso.
Ohi Don Anna mia, Don Anna,
passanu i misi e s'accurtanu l'anni e ti l'haiu dittu sempri ca a catarra s'è scurdata e
'pi l'accurdà, a patacca m'ha da dunà.
Questa frase, Giuseppe usava cantarla sotto il balcone di una signora, una
certa Donna Anna.
Questa, irritata dalla nenia, per levarselo di torno e non sentirlo più, mandava la
persona di servizio a portargli un tozzo di pane ed un poco di companatico.
Giuseppe, per quel giorno zittiva ma ricominciava il giorno successivo per rimediare quel
cibo, vitale per lui.