FRASARIO
(Le frasi fatte)

E' rimastu senza piecuri e mo' va girannu u caccamu a casa d'avutri.
Si dice così di un massaro-pastore che per cattiva condotta o per sfortuna è rimasto senza pecore, per cui per mangiare e forse anche per portare a casa una ricotta o un poco di formaggio è costretto ad andare a casa d'altri a girare il caccamu (cioè mescolare sul fuoco dentro un calderone oblungo, detto appunto caccamu, il latte cagliato da cui ottenere formaggio e ricotta).

Rìej Rìej torta finu a mmucca a porta.
Reggi, reggi torta fino a vicino la porta; la torta è una specie di corda vegetale come la liana (a vinciarra) con cui, in mancanza di una corda di canapa si legavano le fascine (o frasche) da portare a casa per il fuoco. Queste venivano portate sulla testa con la preoccupazione che la corda si rompesse e si pregava la corda di resistere almeno fino in prossimità della porta di casa.

Corni di suori sù corni d'ori, corni da mugliera su corni veri
Le corna che ti fa una sorella sono quasi niente in confronto a quelle molto dolorose e vergognose che ti può fare la moglie.

U curnutu allu pajsu suu, u ciucciu adduvi và và.
Il cornuto è conosciuto come tale solo al suo paese, l'asino è sempre asino ovunque vada.

Tenidi a faccia chiù tosta da' sola pajsana.
Ha la faccia dura come la suola paesana, cioè come un cuoio grezzo conciato male in casa, tutto grinzoso e duro.

L'haiu vistu mmucca nu canu.
E' la scherzosa risposta che si da a chi cerca qualcuno e gli si dice: l'ho visto in bocca ad un cane.

Culuri di cani ca fujnu.
Colori di cani che scappano; si dice di una cosa che non ha colore.

Adduvi và lu ciucciu và la cuda.
Dove va l'asino va la sua coda. Si dice così di due persone inseparabili che vanno sempre insieme; è lo stesso che dire:

Adduvi và l' acu và lu spacu.
Cioè dove va l'ago va il filo.

U vinu buonu finu alla fezza, a rrobba bona finu alla pezza.
Se il vino è buono uscirà dalla botte spillata limpido e gustoso fino all'ultima goccia; se la stoffa è buona lo sarà fino allo scampolo. Il detto vuole significare che se una persona è buona e corretta lo sarà sempre.

Sta attiendu allu vinu ca non ghesci da 'na bona cantina.
Stai attento al vino che non viene da una buona cantina; vuol dire "guarda da quale pulpito viene la predica", cioè guarda dove e con chi vai, cerca sempre il meglio, se è possibile.

U vinu sta buonu 'ntra vutta.
Il vino sta bene nella botte, il che significa che il vino fa bene se è saputo bere. Degli uomini che sono ubriaconi c'è poco da fidarsi.

Uumini i vinu tria a carlini.
Degli uomini che sono bevitori incalliti ci si deve fidare poco, non valgono altro che tre per un Carlino.

Chi è da sutta attaccadi i fili.
Chi è sotto annoda i fili ricorda la tessitura che si faceva in casa, perché chi non sapeva tessere assisteva la maestra tessitrice annodando i fili dell'ordito quando si rompevano. E' una metafora sul subire angherie e soprusi se si è sottoposti.

A fimmina di razza a cinquant'anni allattadi.
Una donna sana anche all'età di cinquant'anni può avere un figlio.

Quannu allevi a casa tremadi, quannu allivatu, a casa s'è salvata e s'è precipitata.
Quando devi crescere i figli la casa trema perché c'è bisogno di molto per allevare i piccoli, ma quando i figli sono cresciuti, se sono educati e lavoratori, aiutano la famiglia, il reddito cresce e le condizioni migliorano e quindi la casa si è salvata. Se invece i figli crescono scapestrati e vagabondi, la casa si è precipitata.

Quannu i vuoi su all'aria i quatrarielli lasciali gamme all'aria.
Quando ci sono i buoi nell'aia alla trebbiatura (pisunu u granu) lascia che i figli piccoli restino a casa quasi incustoditi, perché quello è il momento di pensare a portare a casa il grano che rappresenta il pane per l'intero anno.

Arburu ca non si sa vesti ghillu, vo' spirà ca vestidi a gavutri!
L'albero che non sa produrre per se stesso, non si può sperare che possa pensare ad altri. E' come dire che se una persona non sa produrre per la sua famiglia, non si può sperare che possa dare un consiglio o un aiuto ad altri.

Tiessi ca stagli.
Tessi che produrrai la tela. Se lavori avrai il prodotto della tua fatica.

A stilli a stilli si fannu li funtani.
A goccia a goccia si formano le fontane, a significare che a poco a poco, se uno sa accumulare si farà le provviste necessarie alla famiglia.

Chini è muortu non tenidi ccvhiù nessunu pinsieru.
Solo chi è morto non ha più nessun pensiero.

A fimmina tenidi i capilli luunghi e la menti curta.
La donna ha i capelli lunghi e la mente corta.

Dittu pi dittu i lupi alli piecuri.
Per sentito dire, passato di bocca in bocca. Bisogna vedere se poi risponde al vero.

U lupu ca è abituati alli gridati pocu si strica di' fischiati.
Si dice così di uno che alle rampognate ed ai richiami ha fatto abitudine, per cui non s’intimorisce di nulla.

Ci su cori e coricini.
Ci sono persone che hanno il cuore ed il cuoricino, cioè alcune presone non sono giuste ed imparziali nella distribuzione dei beni o degli affetti, sia verso i figli sia gli altri discendenti.

Carcadiadi allu n'fiernu.
E' condannato al fuoco eterno dell'inferno. Così si dice di uno che in vita non ha fatto niente di buono verso gli altri, anzi è stato cattivo e maligno ed ha fatto anche del male. Una persona non stimata in vita e maledetta anche dopo morta.

Passatu lu santu, passata la festa.
Dopo che è passato il santo con la processione, la festa è finita. Il senso è che fino a quando uno può fare dei favori tutti lo riveriscono, ma quando quest'uomo non occupa più il posto di prima, nessuno lo guarda più con il solito rispetto: tanto non può fare più favori.

U pignataru mittidi l'asu adduvi vo'.
Il pignataru mette l'ansa dove vuole. Una persona poco seria dice quello che vuole senza badare al dopo. Il pignataru è colui che fa i vasi di terra cotta (il vasaio).

U busciardu ha d'aviri bona mimoria.
Il bugiardo deve avere una buona memoria, altrimenti è facile che cada in contraddizioni, ed essere così sbugiardato da se stesso.

Fa lu ciutu pi no jiri alla guerra.
Fa il tonto per cercare di confondere il prossimo..

U palummu vuurdu non crididi allu diunu.
Il colombo sazio non crede a quello digiuno. Parafrasando, chi è ricco e sazio e con la pancia piena difficilmente crede a chi ha bisogno di tutto.

Cumu ghè la musca accussì si susca.
Com'è la mosca, così si crede, in altre parole come sei tu, credi che siano anche gli altri.

U bisuugnu è parienti alla necessità.
Il bisogno è parente della necessità.

I guai da pignata i sadi a cucchiara ca a rimìnadi.
I guai della pentola li conosce il mestolo che vi rigira dentro. Ciò per affermare che i fatti di una famiglia li conosce solo che ne fa parte, o uno che vi pratica.

E cchid'è, mo vo' vutà u jumu all'irtu?
E che vuoi fare: mandare il fiume in salita? Si dice quando in una discussione quello che ha torto vorrebbe passare dalla parte della ragione.

Tenidi u meli alla vucca e lu felu allu cori.
Tiene il miele alla bocca ed il fiele al cuore. Si dice così di una persona che ha una buona parlantina che la fa apparire "tutta latte e miele", ma che invece nell'intimo è cattiva e maligna, una persona cioè poco raccomandabile, da non ascoltare.

Mi vuleridi ammuccià l'ucchi cullu crivu.
Mi vorrebbe nascondere la vista col setaccio. U crivo è una specie di setaccio rustico con i bordi di paglia intrecciata ed il fondo di cannucce e non di tela. Serve per separare le granaglie dalla pula.

Chissu va all'acqua cullu crivo.
Questa persona va a prendere l'acqua col setaccio. Dicesi di uno che non porta utile in casa.

A guancella va all'acqua finu a cca no si rumbidi.
A guancella è una specie di piccola anfora di terra cotta molto panciuta, con una bocca piccola e due anse. Si usava per andare a prendere l'acqua che dentro di essa si manteneva fresca. Vuol significare che basta un piccolo urto per farla rompere, come dire che bisogna stare attenti a quello che si fa.

Chi lascia pani e cappa, mali incappa.
Chi lascia pane e cappotto si trova male. Figurativamente si dice di chi va in montagna e non si porta il pane ed il cappotto, per cui non può resistere a lungo senza mangiare e senza essere ben coperto a causa dell'aria fredda. Si riferisce, però, anche a chi non faceva per tempo le provviste e di conseguenza si sarebbe trovato male in futuro.

Si vonu beni cumu cani e gatti.
Si vogliono bene come i cani ed i gatti. Si dice così di due persone che non si sopportano a vicenda. Si dice anche: Si ponu vidi cumu u fumu all'ucchii.

Chissa pari 'na gatta u misu i frivaru.
Questa sembra una gatta nel mese di Febbraio.Si dice così di una donna che va in giro un po' troppo e parla molto in modo inconcludente. E' come una gatta che nel mese di Febbraio miagola in continuazione, perché è in questo mese che le gatte vanno in calore e sono sempre in giro.

E' singera cumui jumi i Forgi.
E' sincera come il fiume Forge. Il Forge è un fiume a carattere torrentizio poco sicuro ad attraversarlo al guado quando piove perché arrivano delle piene improvvise che possono travolgere (tinni po' ragà).

Tenidi a faccia cchiù brutta da mala annata.
Si dice di una persona che non ispira fiducia e ciò si nota dalla faccia brutta come un'annata cattiva.

I cugnati su sciacquaturi di cannati.
I cognati sono come l'acqua di sciacquatura delle cannate (le cannate sono piccoli recipienti di terra cotta dove si tiene l'acqua da bere). Si diceva così di una donna che quando si sposava andava ad abitare in casa della suocera. Qui le cognate zitelle mal la sopportavano per le coccole che riceveva da parte del loro fratello e cercavano sempre di screditarla presso il marito.

E' cumu u carivunu ca da vivu ti vruscidi e da muurtu ti tingidi.
E' come il carbone che quando è acceso ti brucia e da spento ti sporca. Si dice così di uno che è sempre scontroso e compie sempre atti non buoni.

Arrassati cavudara, ca mi tingi.
"Allontanati caldaia perché mi sporchi con il nero del quale sei tinta" è un modo di dire ad una persona di scostarsi perché è sporca. Spesso si usa come frase offensiva verso un'altra persona con cui non si va d'accordo.

Parladi a vanvera.
Si dice così di una persona che parla gridando e gesticolando ma che il effetti non sa quello che dice, tanto è sconclusionato.

Parla, parla e mi vuleridi m'papucchiari.
Parla in continuazione per cercare di prendermi per fesso.

Mi pari na vattuella du mulinu.
Si riferisce ad una persona che parla in continuazione, fino alla nausea, infastidendo tutti gli astanti. La vattuella del mulino era una tavoletta di legno che poggiava sulla ruota di pietra della macina che la faceva oscillare regolando il flusso della caduta del macinare dalla tramoggia.

U mircantu vinnidi chillu ca tenidi.
Il mercante (generalmente il venditore ambulante di stoffe) vende quello che ha, cioè la sua mercanzia. E' come dire che una persona parla ed agisce a seconda del mestiere che fa Come frase offensiva vuol dire: "Che cosa ti aspetti che dica di buono quell'ignorante?".

Acquaiolo vinni acqua.
Che ognuno faccia il proprio mestiere e parli di ciò di cui è competente.

Guai a chi malu cumpagnu s'affidadi.
Chi si accompagna con un amico poco affidabile, certamente non si troverà bene.

U vinu si vividi caudu e l'acqua si vividi frisca.
Il vino si beve caldo e l'acqua si beve fresca.

Chillu è gunu ca va truvannu u pilu n'tra l'uovu.
Quello è uno che va cercando il pelo nell'uovo. Si dice così di uno che per ogni cosa va cercando le sottigliezze.

Chillu tenidi a faccia gialla cumu u juru u spartu, non tinni fidari.
Quello ha la faccia gialla come il fiore della ginestra (spartu), non fidartene perché la faccia è lo specchio del cuore.

Chillu è cumu nu fungiu: strittu di cintura e largu di cappiellu.
Quello è come un fungo: un corpo esile ed una testa larga. Il detto è riferito ad una persona che ha molte idee per la testa ma al momento di rendere concreto ciò che dice stringe la cinghia del denaro e non realizza niente, gli restano così solo le idee in quella testa larga.

E' nu ciciru muullu.
E' come un chicco di ceci troppo cotto. Si intende una persona molto docile, quasi servile e cerimoniosa e con poche idee proprie.

E' nu mosciuru di cucina.
E' uno che passa la gran parte del tempo in casa a sonnecchiare come un gatto, con pochi impegni e senza ideali.

A fatiga si chiama fati, ma a chillu li feti.
La fatica significa fare, ma per quello puzza, cioè non vuole lavorare perché è vagabondo.

Adduvi ha fattu a stati va a fà u viernu.
Dove hai trascorso l'estate vai a trascorrere l'inverno, cioè se durante la buona stagione hai girovagato senza produrre niente, adesso che il periodo adatto per fare le provviste per l'inverno è passato, ritorni a casa solo per mangiare ciò che gli altri hanno prodotto con sudore e fatica, di conseguenza vattene dove sei stato fino ad ora.

Ha persu i vuoi e mò va truvannu i corni.
Ha perduto i buoi ed ore ne va trovando le corna, riferendosi ad uno che non ha saputo custodire ciò che possedeva ed ora va cercando di racimolare qualcosa che certamente non tornerà più.

Chissu va truvannu i guai culla linterna.
Questo va cercando i guai con il lumicino. Dicesi di una persona che non si fa i fatti suoi e si va impicciando in quelli degli altri, andando così incontro a conseguenze spiacevoli.

Chi siminadi chiova non ha da jiri scavuzu.
Chi semina chiodi non deve andare scalzo. Come dire che chi semina zizzania presto o tardi si troverà invischiato nelle sue stesse trame.

U pisciu fetidi da 'capu.
Il pesce puzza dalla testa quando non è fresco. Vuol dire che se in una famiglia il capo di casa non è capace di mantenere l'ordine e la direttiva, la famiglia andrà allo sfacelo.

Chi non sa adogà portadi in cuullu.
Ai boscaioli ed ai segantini che andavano a lavorare nei boschi ad abbattere piante di castagno per poi segarle a tavole o tavoloni per conto dei vari falegnami, ogni tanto capitava tra le mani un ramo non adatto per legname che però a colpi di scure poteva divenire una doga. Essi poi la sera la portavano a casa e la accatastavano con le altre per poi rivenderla a qualche mastro bottaio, ricavandone così un guadagno extra. Chi, quindi, sapeva sagomare bene la doga portava meno peso sulle spalle, chi invece non ne era molto capace portava certamente più peso.

Pani e lìvatu si rennuni dupplicati.
A chi ti presta un pane o il lievito, se sei ben educato, devi restituire il prestito al doppio per dimostrargli la gratitudine per il favore ricevuto.

Stìpati i castagni ppi quannu veni maju luungu.
Conserva il cibo per quando viene il lungo mese di maggio, con le scorte di cibo alla fine. Il detto si riferisce in particolar modo alle castagne infornate che spesso rappresentavano l'unico alimento possibile fino ai nuovi raccolti.

Chi sà figuari fila puru a nu scurpulu.
Chi sa filare fila anche con frasche; vuol dire che se uno è bravo nel proprio mestiere esegue i lavori anche ad occhi chiusi.

Alla fera vacci ma alli patti stacci.
Quando vai alla fiera a vendere devi rispettare la parola data sul prezzo, a conclusione dell'affare pattuito.

A lingua non tenidi ossi ma ossi rompidi.
Spesso fa più male una cattiva parola che uno schiaffo.

Allu mulinu chi prima arriva prima macìnidi.
Vuol significare che quando uno si trova a fare al fila deve rispettare la precedenza.

U fasuguu dici sulu.
Il fagiolo è meglio solo, cioè è meglio essere solo che male accompagnato.

U boscu no tenidi ucchji ma ucchji e ricchji ha.
Il bosco non ha né occhi né orecchi, però vede e sente. Vuol dire che se uno si trova in un bosco pensa di essere solo e che nessuno lo veda e lo senta, invece non bisogna fidarsi perché non puoi sapere se qualcuno è nascosto dietro un albero o un cespuglio e vede e sente tutto.

U suvierchiu rumpidi a pignata e lu cuvierchiu.
Il 'di più' rompe la pignata (recipiente in terra cotta per cuocere i fagioli) ed il coperchio. Vuol dire che chi pretende troppo e non si accontenta di quello che ha, spesso per ingordigia perde tutto. E' come dire che "chi tutto vuole tutto perde".

Pasca sutta na frasca, Natali con i tuoi, i tri jurni con chi vuoj.
Pasqua è bello trascorrerla sotto un albero in montagna; Natale con i propri cari, i tre giorni con chi vuoi. I tre giorni sono gli ultimi tre giorni di carnevale che è bello trascorrere con gli amici a ballare ed a fare festa prima della quaresima.

Attacca u ciucciu adduvi ti dicidi u patrunu e lascia ca su manginu i lupi.
L'asino và dove dice il padrone e lascia pure che se lo mangino i lupi. La morale è che quando sei sottoposto a qualcuno devi fare quello che ti comandano senza chiederti il perché.

Quannu u ciucciu non vo' bivi, ammenti ca fischi!
Se l'asino non vuole bere è inutile che insisti; non per niente l'asino è testardo.

Aspetta ciucciu mio ca venidi a paglia nova.
Abbi pazienza, asino mio, che appena viene il tempo della paglia nuova ti farò ingrassare dandoti cibo abbondante. Il detto serve per chi fa promesse a lunga scadenza che poi cadono nel dimenticatoio.

I ciucci si truzzanu e i varili si rumbunu.
Gli asini si urtano ed i barili che hanno sulla schiena si rompono. Vuol dire che "fra due litiganti il terzo gode".

U ciucciu adduvi cadi na vota non ci cadi la sicunna.
L'asino dove cade una volta non cadrà più. Se ne deduce che l'asino non è poi tanto stupido quanto si vuol credere.

Non cumprà ciucci u misu di maju.
Non comprare asini il mese di maggio, perché è proprio in questo mese che c'è abbondanza di erba e di fieno fresco per cui gli asini ingrassano, diventano più baldanzosi, ragliano in continuazione, sembrano più giovani di quello che sono. Di conseguenza è più facile vendere un animale vecchio e sfiancato ad una persona che non conosce i trucchi del mestiere. In queste cose erano specializzati gli zingari.

A sira a notti, a notti a matina, a botti a botti.
Si diceva così di uomini che ritornavano dal lavoro la sera tardi, quando era già notte, l'indomani di nuovo al lavoro al mattino presto ed andavano così avanti a stenti, "a botti a botti " perché risentivano ancora della stanchezza del giorno prima e del poco riposo.

Sigli prima e sigli n'ussu.
Scegli per primo e scegli un osso, cioè scegli una cosa duratura e consistente.

N'ha vistu ancuna vota zingari meti o puttani figuari?
Hai visto qualche volta zingari mietere o donne di male affare filare? Questo in senso dispregiativo per dire che sono due categorie che non si sono mai dedicate ad un lavoro stabile e dignitoso.

U miedicu pietusu fa la chiaga virmunusa.
Il medico pietoso fa diventare la ferita verminosa. Per dire che in caso di mali estremi bisogna ricorrere ad estremi rimedi. Quando è necessario fare qualcosa non bisogna tergiversare e rendere la cosa più difficile in futuro.

Ha raccumannatu i piecuri allu lupu.
Ha messo il lupo di guardia alle pecore. Si dice così quando uno si fida troppo di persone poco raccomandabili, non molto serie.

Se ti vo abburdà di risa va alla fera senza turnisi.
Se vuoi ridere a crepapelle vai alla fiera senza soldi, nel senso che: che ci vai a fare se non puoi comperare niente di tutto ciò che vedi esposto e che ti servirebbe? (Turnisi: antica moneta circolante nel secolo scorso).

U juri d'acqua si mancia du culu.
Il cetriolo (juri d'acqua) si incomincia a mangiare dalla parte terminale che è quella più amara, così che per ultimo resta la parte migliore. Il senso è che bisogna affrontare per primo le cose più difficili per poter poi avere la possibilità di lasciare in bocca il sapore delle cose più dolci, quelle più facili.

Chi ti vò beni ti fa chiangere, chi ti vò mali ti fa ridere.
Chi ti vuole bene ti fa piangere, chi ti vuole male ti fa ridere. Vuol significare che chi ti vuol bene ti richiama e ti costringe a fare le cose buone, all'occorrenza ti castiga e perciò ti fa piangere. Chi ti vuole male, invece, non ti dice niente anche se sei sulla cattiva strada che tu continui a percorrere allegro e spensierato finchè alla fine ti accorgerai dell'errore che stai compiendo, ma ormai sarà troppo tardi.

Chini vò mali a chista casa ha da cripà prima ca trasi.
Chi vuole male a questa casa deve morire prima di entrarvi.

Fa mali e pensacci, fa beni e scordatinni.
Fai del male e pensaci, fai del bene e dimenticatene, cioè se compi del male presto o tardi ti verrà restituito, se invece agisci bene chi ha ricevuto il beneficio non se ne dimenticherà ed al momento opportuno te lo contraccambierà duplicato.

Non ti ralligrari du mali di l'autri ca u tuu è vicinu.
Non rallegrarti del male degli altri, verrà anche il tuo turno e saranno gli altri a ridere del tuo male.

Supru u cuuttu l'acqua vollùta.
Sul bruciato, l'acqua bollente. Quando qualcuno ha un dolore e viene avvicinato da persone che anziché consolarlo lo mortificano con parole poco opportune al caso ad un male se ne aggiunge un altro.

Invece si schiamare u vuoi schami lu carru.
Invece di lamentarsi il bue che trasporta tutto il peso, si lamenta il carro con il suo cigolio. Spesso la donna di casa si rammarica di non avere tutte le comodità, senza pensare al povero marito che, pur facendo tutti gli sforzi possibili, non riesce a guadagnare il necessario per la famiglia.

U massaru ca vò ingannà lu vicinu, priestu a sira e priestu lu matinu.
Il contadino che vuole ingannare il vicino ed è un buon lavoratore, la mattina si alza presto per andare nei campi e la sera va a letto presto.

Chini spartidi tenidi a miegliu parti, si sa sparti.
Chi divide in tante parti una cosa, se ha l'occhio buono nel saper calcolare la divisione, terrà per sé la parte migliore.

U juri jancu u fà la terra jersa, lu benu si canusci dopu persu.
I fiorellini bianchi dimostrano che il terreno è incolto, di conseguenza non si raccoglierà niente ed è ormai tardi per pensare a quello che si è perduto. Questa era una frase di una canzone improvvisata rivolta alla donna del cuore che non ha saputo scegliere il marito lavoratore e l'uomo rifiutato, per lo sdegno le cantava queste frasi per farle capire che ormai è tardi ed è inutile il pentimento verso ciò che ha perduto.

Cumu ghe la porta accussì ci vò lu piernu.
Com'è la porta, così ci vuole il perno (il cardine). Il significato è che com'è la casa in cui vai, così ti devi comportare.

Paese che vai, usu che tuovi.
Significa che se vai da qualche parte, ti devi adeguare all'ambiente ed agli usi che trovi.

E' miegliu allu luntanu a fraschiari che allu vicinu a rusigliari.
Se vuoi raccogliere legna da ardere (frasche) ti devi inoltrare nel bosco perché vicino non trovi altro che quello che è stato lasciato dagli altri. Il detto vuol affermare che se vuoi portare a casa la ricchezza non devi gironzolare nelle vicinanze della tua abitazione ma ti devi allontanare per trovare un lavoro che dia un buon guadagno.

Di juurnu guardati attuurnu, di notti non parlà forti.
Di giorno guardati intorno, di notte non parlare forte. Vuol dire che, se vuoi che altri non ascoltino quello che dici al tuo vicino, di giorno basta che ti guardi attorno, eventualmente ti allontani da che vuoi che non ascolti, di notte, invece basta che parli sottovoce, perché l'eventuale ascoltatore, nell'oscurità non vede chi parla e quindi non potrà collegare il discorso a qualcuno.

A juumu cittu non ci jiri a piscari.
Non andare a pescare ad un fiume calmo. Non ti fidare di un fiume che sembra calmo ma può essere insidioso in profondità e non si nota a prima vista; come dire: non ti fidare di chi è troppo taciturno perché non sai che cosa rimugina in testa.

Chini vò và, chini no' vò manna.
Chi vuole va, chi non vuole manda.

Nè fimmina nè tila a lumi di cannila.
Nè donna né tela al lume di candela, cioè la moglie bisogna sceglierla alla luce del giorno e la tela non si compra al buio, altrimenti in entrambi i casi ci potrebbe essere l'inganno.

''Nzuriti povuru uumo e va t'abbenna, ma mittiti alla travaglia di li giai.
Sposati, povero uomo, ma mettiti a lavorare sodo perché la famiglia crescerà insieme ai bisogni della casa ed avrai poco tempo per riposarti.

Na mugliera alla fossa, n'atra fimmina alla coscia.
Se ad un uomo muore la moglie pensa subito a trovarsi un'altra donna da portarsi in casa.

Chini dormi culli cani a matina si risbiglia chjin'i puci.
Chi dorme con i cani la mattina si sveglia pieno di pulci.

Mishcati cu i miegli i tia e facci i spisi.
Frequenta persone di grado superiore al tuo, anche se devi rimetterci qualcosa; ne guadagnerai in prestigio.

A prima figlia maritidi a sicunna.
La prima figlia fa sposare bene la seconda perché se la prima ha fatto un buon matrimonio e si è imparentata con un ceto di prestigio, favorirà la seconda a trovare un buon partito.

A gallina ca camminadi si ricoglia ca a vozza chjina.
La gallina che cammina, che razzola libera si procura da sola il becchime e ritorna al pollaio con il gozzo pieno, a significare che se uno si da fare e non sta con le mani in mano rimedia sempre qualcosa da portare a casa.

Portadi alla casa puru u latti i vicielli.
Porta a casa anche il latte degli uccelli. Si dice così di una persona laboriosa, attaccata alla propria famiglia alla quale non fa mancare niente.

Ci su genti ca lascianu a ratru e sinni vannu a cipullini.
Ci sono persone che lasciano l'aratro e la semina e se ne vanno in giro a perdere tempo per delle cose poco utili, senza pensare al poi.

U saccu vacandu non sta all'aglijrtu.
Il sacco vuoto non si regge in piedi, nel caso specifico chi è a pancia vuota.

Na nuci n'tra nu saccu non fa frusciu.
Una sola noce in un sacco non fa alcun rumore, cioè quando è una sola persona a lamentarsi e non ha altro supporto difficilmente viene preso in considerazione.

Molti mani diu li benedisse ma non allu vaganu.
Molte mani Dio le benedisse, ma non quella che non lavorano e pensano solo al mangiare. Il vaganu o gavuto è un piatto molto grande, quasi una coppa da minestra, in cui spesso i contadini mangiavano tutti insieme.

Abboglia galline, pochi ova.
Molte galline, poche uova. Dove c'è molta gente indaffarata, tutti sembrano impegnati ma non si conclude molto perché non c'è ordine.

A caccia si chiama caccia e la porta si chiama porta.
La caccia è uno sport costoso, c'è sempre da spendere e da cacciare denaro per tutto il necessario; la porta si chiama porta, in altre parole la porta vuol dire porta a casa e non cacciare da casa.

Va avanti cumu u stintinu allu fuucu.
Va avanti come l'intestino al fuoco. Si dice così di una persona che non riesce a migliorare le sue condizioni, è come l'intestino che, messo vicino al fuoco, si accorcia e si attorciglia e si riduce a niente.

Va avanti cumu u funaru.
Va avanti come il fabbricante di cordami che cammina all'indietro perché ha sempre lo sguardo rivolto alla macchina che attorciglia i fili per fare la fune. Il significato è che chi cammina come il funaro, anziché migliorare le proprie condizioni va sempre più indietro.

A curta si chiama curta ma si fa lunga.
La corte si chiama corte ma si fa lunga, cioè le cause si conoscono quando si cominciano ma non si sa quando finiscono.

E' miegliu nu tristu accordu ca na causa vinta.
E' meglio un accordo bonario che vincere una causa perché anche se uno vince la causa ha sempre perduto il denaro per le spese sostenute.

Chi troppu affina in miezzu a spezzadi.
In una qualsiasi controversia se uno va cercando tutte le sottigliezze non arriverà mai ad una conclusione onorevole.

Chi lascia a via vecchia pi chilla nova, sa chillu chi lascia ma non sa chillu ca trovadi.
Chi lascia il certo per l'incerto sa che cosa lascia ma non quello che troverà.

Maccarruni e guai si mangianu caudi.
Maccheroni e guai si mangiano caldi, cioè la pasta si mangia calda per assaporarla meglio, ed i guai si affrontano quando sono ancora caldi cioè subito, senza rimandare al domani perché potrebbe essere tardi.

Tutti volerunu a casa alla chiazza.
Tutti vorrebbero la casa in piazza.

Mò tutti i puci tenuni a tussa.
Adesso tutte le pulci hanno la tosse, cioè dopo aver fatto una cosa tutti si dicono capaci di rifarla meglio (come l'uovo di Colombo).

I paroli su cumu i cirasi,:gunu ni pigli e deci ni venuni.
Le parole sono come le ciliegie, ne prendi una e ne viene su un grappolo. Quando si parla bisogna stare attento a quello che si dice; nella foga del dire è facile perdere il filo del discorso e si finisce così con il parlare a sproposito.

U peggiu canu da mandra è chillu ca abbaia sempre.
Il cane peggiore della mandria è quello che abbaia di più, vuol dire che chi parla tropo e non da spazio agli altri è certamente poco sincero e molto vanitoso.

Chi rustico procede sempre villano rimane.
Chi procede in modo poco corretto è certamente villano e tale resta sempre.

Mangia carni i pinna e sia curnocchia ama cuore gentile e sia puru na vecchia.
Mangia carne di pennuto, anche se è di cornacchia dura e coriacea, non ti farà male; ama una donna dal cuore tenero anche se è vecchia.

Quannu maj u villanu ha canusciutu chi su i chiappari.
Quando mai il villano ha conosciuto che cosa sono i capperi; vuol dire che una persona che è abituata alle cose rustiche e non ha mai avuto al possibilità di mangiare cose prelibate, non le gusta perché non sa neanche come si mangiano.

Mazzi e panelli fanu i figli belli, pani senza mazzi fannu i figli pazzi.
Il pane e qualche scapaccione, quando ci vuole, fanno i figli belli e educati, il pane senza richiami fa i figli scapestrati ed irresponsabili.

Chi sputadi in cielu in faccia ritorna.
Chi sputa in cielo, in faccia gli ritorna, cioè se uno bestemmia contro i Santi non può certo aspettarsi un aiuto da essi.

I jastimi su cumu i fogli, chini i dici si ricoglidi.
Le bestemmie sono come le foglie. Sono atti incivili per cui si offende chi ascolta oltre a chi è diretta; spesso il bestemmiatore viene tenuto a distanza per la sua lingua sporca, per cui le invettive da lui pronunziate gli si ritorcono contro.

U diavulu culla terra s'è juratu ca tutto chillu ca s'è fattu s'è saputu.
Il diavolo ha giurato che sulla terra tutto ciò che si è fatto si è sempre saputo, cioè è inutili cercare di nascondere il male fatto, la verità salterà fuori perché "il diavolo insegna a fare le pentole e non i coperchi".

U diavulu no tenidi piecuri ma va vinnienni lana.
Il diavolo non ha pecore ma vende lana.

L'ùummini pi la parola e li vùoi pi li corna.
L'uomo, se è uomo mantiene la parola data, al bue, invece perché faccia il suo lavoro bisogna prenderlo per le corna.

Cònzala cumu a vuu ca sempre cucuzza restidi.
La zucchina, condiscila come vuoi, ma sempre zucchina resta. Ciò per dire che una persona, anche se cerca di vestire bene e di atteggiarsi a persona colta, se non lo è, si nota sempre la sua estrazione sociale.

U currìeru ca tarda mala nova porta.
Il corriere che ritarda non porta buone notizie.

Casa fatta e vigna sfatta.
Vuol dire: è meglio costruire prima la casa e poi la vigna.

Chi non tenedi casa non tenedi mancu vicinanzu.
Chi non possiede una casa e deve abitare in casa d'affitto è costretto a traslocare spesso, pertanto non riuscirà mai a diventare amico dei vicini di casa.

A Pasca ed a Natali si vestidi u villanu.
Il villano si veste di lusso solo a Pasqua ed a Natale. Questi sono gli unici giorni in cui fa festa e non va a lavorare nei campi, pertanto, per andare a dare gli auguri ad amici e parenti, mette i vestiti più belli.

Vrùcculi, gnùcculi e pridicaturi dopu Pasca non servunu cchiù.
Dopo Pasqua, terminato il periodo di Quaresima, si possono finalmente mettere da parte sia i cibi magri come i broccoli e gli gnocchi, sia il sacerdote che ha predicato per tutta la Settimana Santa.

Vèstiti zippunu ca pari nu barunu.
Vestiti meglio che puoi, ordinato e pulito, potrai così stare con gli altri senza sfigurare (zippunu:, povero zotico).

U prievutu ti raccumanna: fà cumu ti dicu ma no' fà cumu fazzu.
Il prete raccomanda di seguire i suoi consigli se si vuole salvare l'anima e vivere in pace con tutti; però è bene non guardare ciò che fa lui perché ognuno è responsabile delle proprie azioni.

Ogni livunu tenidi u suu fumu.
Ogni legno ha un suo fumo che lo distingue dagli altri, come dire che ogni persona ha un suo carattere.

Non gli bastadi mancu u vacandu da jumara.
Non gli basta nemmeno la valle tra le alture dove scorre il fiume. Si dice così di chi, pur essendo ricco non si accontenta di ciò che ha e vorrebbe sempre di più.

U maru si cchiù tenidi, cchiù vo'.
Il mare, più tiene, più vuole, in altre parole: chi più ha, più vuole.

L'api pi troppu muzzicà ci ha persu u mussu.
Le api che pungono ci lasciano il pungiglione (u mussu), volendo intendere che chi troppo vuole tutto perde.

E' accussì furtunatu ca si cadi dintri u maru sinni ghesci cu lu culu chiin'i pisci.
E' così fortunato che qualsiasi cosa faccia gli va bene.

Alla casa du riccu si non si mangia s'allicca.
In casa dei ricchi c'è sempre qualcosa da rimediare (s'allicca: si lecca).

U caudu 'i panni no' fa mai dannu.

Il caldo dei vestiti non fa danno.

A riganu e lu puliu, unu è amaru e l'atru è piju.

L'origano ed il pulio : uno è amaro e l'altro è peggio. Generalmente si dice così di due persone che non sono certamente dei fior di galantuomini. Il pulio è un'erba che cresce spontanea ed ha un odore acre; una volta le ragazze lo raccoglievano per farci un pupazzo u ziitiellu che vestivano e fasciavano come un neonato, giocando a fare la mamma.

U pisciu buonu no' ghesci da Taranto.

Il pesce buono non esce da Taranto. Era un modo di dire che la ragazza bella e ricca difficilmente andava in sposa ad uno fuori dal parentado.

Se vo' 'ngannà lu patrunu porta i livuni a viriguni.

Se vuoi ingannare il padrone porta la legna lunga, a verga, anziché a pezzetti; in questo modo sembra molto di più di quella che è realmente.

Alla forgia non tuccari, alla farmacia non alliccari.

Nella bottega del fabbro non toccare niente: ti puoi scottare, nella farmacia non portare niente alla bocca perché può essere velenoso. Questo è un consiglio per dire: fatti i fatti tuoi, non toccare nulla che non conosci e non fare il saputo su ciò che non sai.

U furgiaru tagliadi a curtu, u falignami tagliadi a luungu.

Il fabbro taglia il ferro un po' più corto e poi, dopo averlo arroventato, lo stende sull'incudine col martello; il falegname deve tagliare il legno un po' più lungo per avere un margine di sicurezza in caso debba cambiare le misure. Questo vuol dire che ognuno deve fare il proprio mestiere e pensare prima ciò che deve fare poi.

Quannu si' ancudina statti, quannu si' martiellu vatti.

Quando sei incudine subisci ma quando sei martello batti. Il significato è che quando sei sottoposto ad altri devi sottostare ed ubbidire. Se sei martello, cioè se sei tu a comandare, devi farti rispettare.

Ti fazzu rullari cumu nu pirillu.

Ti faccio girare come una trottola. E' un avvertimento: ti faccio rigar dritto.

Ti fazzu vidi di chi erva si fannu i scupi.

Ti faccio vedere con che erba si fanno le scope. Altro avvertimento.

Ci mancunu tri sordi pi fa na lira.

E' un poveretto che non possiede nemmeno una lira.

Su' nati cu li zzaricchi e muurunu cu li calandrelli.

Sono nati scalzi e, se non mettono giudizio, moriranno come tali. Zzaricchie e calandrelle sono sinonimi, erano una specie di calzari fatti di cuoio grezzo e, per i più poveri, di copertoni. Coprivano dalla metà delle dita fino alla metà della pianta del piede, lasciando fuori il calcagno, per cui si era costretti a camminare sulla punta delle dita, assumendo un'andatura tutta particolare.

U friddu venidi du piedu.

Il freddo viene dai piedi, cioè, quando qualcuno era costretto a camminare scalzo o con le scarpe rotte, i piedi si gelavano ed il freddo si propagava per tutto il corpo.

Ci vo' nu puntu e na pezza e nu diavulu pi taccunu.

S'intende un paio di scarpe scalcagnate, inservibili, impossibili da riparare, ma in senso più esteso si riferisce ad una persona tutta stracciata, malvestita, bisognosa di tutto.

S'è fatto le scarpe a punta lucida.

Si diceva così di uno che anziché comprare le scarpe pesanti, ne aveva scelto un paio di pelle lucida, lusso questo, che potevano permettersi poche persone.

Stipati u mangià ma non di fatigà.

Conservati il cibo, non sciuparlo, ne avrai bisogno quando non avrai altro da produrre; il lavoro, invece, fallo subito affinché tu possa farne un altro ancora e potrai portare a casa il necessario.

Puru i savurri servunu alla fravica.

Anche le pietruzze servono al muratore; come dire che in casa serve tutto, anche le piccole cose.

A petra ca no' sta fittu non fa lippu.

La pietra che sta da sola non fa il mucchio (u lippu), vuol dire che una persona deve saper stare con gli altri.

Cumu ghe l'annata, accussi t'ha da rigulà a jurnata.

Devi regolare le spese della giornata a seconda di ciò che hai guadagnato nell'intero anno, per non contrarre debiti.

Si non hai fattu beni quannu eri cirasu, u vò fà mò ca si salicunu.

Se non hai prodotto frutti quando eri ciliegio, vuoi produrlo ora che sei un salice piangente (u salicunu)?. Vuol significare: se non sei stato capace si produrre utile per la casa quando era tempo, è inutile che ti rammarichi adesso che non c'è più niente da fare.

Adduvi non cantadi u gallu malu jurnu fà.

Dove non canta il gallo non fa mai giorno, significa che dove il marito non conta niente perché è un incapace, le faccende della famiglia non andranno bene.

Ogni gallu cantadi allu suu ammasunu.

Ogni gallo canta dal suo pollaio, cioè ogni persona deve comandare a casa propria.

U juucu nu pocu, a risa na prisa.

Il gioco: un poco, il ridere: moderato. Cioè non star dietro alle frivolezze ma pensa alle cose serie e necessarie.

Guardati d'u poviru arricchutu e d'u riccu impizzintunutu.

Non fidarti del povero divenuto ricco: non ti farà alcun favore perché è avaro e tiene stretto ciò che ha conquistato. Non aver fiducia del ricco che è diventato povero perché ti scorticherebbe se con ciò potesse riacquistare quello che ha perduto.

Non c'è na casa senza nu ciramilu ruttu.

Non c'è una casa che non abbia sul tetto una tegola rotta, intendendo dire che non esiste famiglia senza i suoi problemi ed i suoi dispiaceri, anche se non si vedono in pubblico.

Tu ca ti ricuugli da spaccà petri, riposati a stu manganu.

Questo era il lamento di un marito che, tornando a casa la sera, dopo una dura giornata di lavoro, non trovava in casa neanche un poco di acqua per lavarsi le mani; la moglie, infatti, era una vagabonda, per cui il povero marito era costretto a mettersi il barile sulle spalle ed andare a riempirlo alla fontana.

U manganu era una specie di manovella che serviva a far girare un asse con una o più ruote di una rudimentale filanda per la seta o la stoppa.

Non dicu a tia cumpari, ma u cappottu è alla porta.

E' un modo quasi elegante per dire al compare che è giunta l'ora di andare a casa propria.

Cirasi e piruni chiantadi gunu.

Alberi di ciliegie e di prugne è sufficiente piantarne uno solo, perché penseranno poi da solo a propagarsi mediante i noccioli caduti per terra.

Si tu rigalanu, picchì vò sapì se u mienzu tummunu è curmu o rasu?

Se ti regalano qualcosa, perché vuoi sapere se è molto o poco? E' lo stesso che dire: "a caval donato non si guarda in bocca".

Quannu tienu u purciellu, curri ca funicella.

Quando ti regalano un maialino, corri subito con una funicella per legarlo e portarlo a casa. In altri termini: quando ti fanno un regalo non stare a tergiversare, è un regalo, perciò prendilo subito.

Mo' ti acchiappi alla troppa a pulicara.

A pulicara è un'erba senza consistenza e puzzolente. Il detto significa che se uno va in cerca di un sostegno, di un appiglio e si aggrappa alla pulicara, si troverà con le mani vuote e puzzolenti e cadrà certamente a terra, perché la pulicara si sradica facilmente e non dà sostegno.

Quannu a vurpa non arrividi all'uva dice che è agresta

Quando la volpe non arriva al grappolo d'uva, dice che è ancora acerba. Si dice così di uno che non riesce ad arrivare a qualche cosa e trova la scusa che non gli interessa.

Sparadi a chini vididi e doglidi a chi non vididi.

Spara a chi vede ma colpisce chi non vede. E' una metafora.Spesso si parla con la persona che si ha di fronte, ma il discorso è rivolto a chi è alle spalle, che, pur sentendo la critica che gli viene rivolta non può appellarsi perché non gli viene detto direttamente.

S'è garmata cumu na zingara, tutta cummigliata di cinagianelle.

Si è vestita come una zingara, tutta coperta di fronzoli e sonagli.

Non sempri rididi a mugliera du latru.

La moglie del ladro non sempre ride. Quando il ladro porta a casa tante cose la moglie se ne ride, senza pensare al dopo. Se in ladro viene scoperto ed arrestato, la moglie piange lacrime amare di vergogna.

Alla squagliata da niva ghesciunu i strunzi.

La neve copre tutto di bianco, ma quando si scioglie, escono al sole tutte le lordure. Tutto va bene fino a che le malefatte non si scoprono.

Scappa quannu vuu, ca da ca ti aspiettu, ha dittu Diu.

Fa quello che vuoi, ha detto Dio, io sono qui ad aspettarti alla resa dei conti.

A raggia da sira stipatila pi a matina.

La rabbia della sera conservala per la mattina; cioè, non essere impulsivo nel rancore, dormici sopra e così, il mattino successivo, a mente serena, rifletterai di più.

Chissà adduvi li lucinu l'ùocchi.

Si dice così di uno che è sempre distratto.

Si pò bivi 'tra nu bicchieru d'acqua.

Si può bere in un bicchiere d'acqua, tanto è chiara e limpida. Si dice così di una donna bella e seria, ma anche di una persona onesta e retta o di una proposta senza inganni.

Vaiu a via i cap'ad irtu.

Vado per la via di sopra, cioè in salita.

Vaiu fora terra.

Diceva così chi partiva, cioè vado fuori dalla mia terra.

Biatu a chini senti la campana, ma non a chini chiamadi.

Quando suona la campana chiama i fedeli in Chiesa ed è beato chi la sente e va. Quando suona per un morto, invece, lo chiama, sì, ma lui non la sente.

Quannu passanu i gruguj ca sinni vannu, u viernu è vicinu.

Quando passano le gru che emigrano verso le zone calde, vuol dire che l'inverno è vicino.

Dopu tri juuguati l'acqua è nata.

D'inverno, dopo la terza gelata notturna, certamente pioverà.

Quannu è nivuru du Citraru, trovau u riparu.

Quando d'inverno il cielo è nuvoloso, nero e carico di pioggia sulla montagna sopra Cetraro, trovati un riparo o ritorna subito a casa perché presto arriverà un temporale.

E' miegliu acqua rutta e non tutta.

Questa è una frase coniata da un bovaro, il quale, costretto a camminare sotto la pioggia, non essendo possibile trovare un ricovero momentaneo per se e per le bestie, non trovò di meglio che poggiarsi sulla testa il pungolo usato per i buoi, pensando così di risparmiarsi un po' d'acqua. Questo significa che bisogna accontentarsi di quello che si ha.

Nziti e puti non vidi niputi, quannu vinnigni: zi', ca ci viegnu.

Quando vai alla vigna per la potatura e l'innesto, nessuno ti viene ad aiutare; quando, invece, è il tempo della vendemmia, il nipote dice allo zio: "sì che ci vengo", perché c'è l'uva matura da mangiare.

Si sa che l'amuri è cicatu, ma tu ti si 'nemmuratu di na sciancata.

L'amore è cieco, è vero, ma tu ti sei innamorato di una donna sgraziata in tutto. Così diceva una persona ad un amico, ma d'altra parte, non c'è da farsene meraviglia, tant'è che Santu Antuunu s'è 'nammuratu du puurcu (Sant'Antonio Abate è il protettore degli animali).

I sordi guadagnati a spaccà petri, s'ha jucati ca na cicata.

I soldi guadagnati spaccando pietre, li ha sciupati a conquistare l'amore di una donna cieca e sgraziata.

Mo' fa u chiantu du cuccutrillu.

E' inutile piangere come il come il coccodrillo, dopo che si è sciupato tutto. Bisognava pensarci prima.

Tiradi cchiù u pilu all'irtu ca u carru allu pinninu.

Tira più un pelo in salita che il carro in discesa. Quando uno è invaghito di una donna, non pensa ad altro e fa qualsiasi cosa per giungere al suo intento.

A fimmina ca ci stadi, u postu e lu modu trovidi.

La donna che tradisce il marito, trova sempre il modo ed il luogo per incontrare il proprio amante.

L'amuri è na cosa perfetta, che dal core in linea retta scende fino alla ....vrachetta!

La "vrachetta" è la patta dei pantaloni…

E' miegliu nu maritu zampugnaru ca nu mantinutu impiraturu.

E' meglio vivere con un marito, anche se di umili origini, che con un amante, anche se fosse imperatore.

A casa ricca fa la mugliera savia.

Se la casa è ricca, è facile per una moglie fare la donna saggia.

Carnalivaru è fattu pi la genti cuntientu, amaaru a chilla casa ca non c'è nenti.

Carnevale è festaiolo ed è allegro per che se lo può permettere, ma in quella casa dove c'è povertà, non ci può essere allegria.

U fuocu spiccia la cuoca.

ll fuoco fa sbrigare la cuoca, intendendo dire che, quando ci sono tutte le comodità, ogni cosa diventa facile.

Adduvu c'è fumu, c'è fuucu; adduvi c'è juncu, c'è acqua; adduvi c'è salatu, c'è saluti.

Dove si vede fumo, certamente c'è fuoco, dove c'è giunco c'è acqua, dove c'è salato c'è salute. Per salatu si intendono le provviste conservate sotto sale, come ad esempio il salame.

Alla casa du pizzientu non mancanu stuzzi.

A casa del povero non mancano almeno i tozzi di pane.

Abbàsciati juncu, ca a chjina passa.

Chinati giunco, che la piena passa. Il giunco è una pianta acquatica che nasce generalmente ai bordi dei fiumi. E' molto flessibile, per cui, anche quando c'è la piena, si piega, ma dopo si rialza nuovamente. Il senso di questa frase è che quando sei arrabbiato per qualche cosa, non inveire, non agire impulsivamente, ma rifletti e lascia che l'ira del momento passi. Agirai poi con calma.

Ha truvatu nu crancu sutta na petra.

Ha trovato un granchio sotto una pietra. Si dice così di una persona alla quale inaspettatamente piove addossi una fortuna.

Campa supa na cascia i muurtu.

Vive sopra una cassa da morto. Si riferisce ad uno che vive di un lascito improvviso di un parente ricco ed avaro.

Si dice pure: Ha trovatu a minna bona e mo fa lu grannizzusu.

A robba non stintata non teni durata.

La proprietà non sudata con il lavoro, non ha durata perché, avendola acquisita senza fatica, è più facile sperperarla con spensieratezza.

Ci su uumini ca vonnu guadagnà culla cirma e cullu saccu.

Ci sono uomini che vorrebbero guadagnare con il sacco e con il sacchetto. Si intende che ci sono uomini che, pur guadagnando bene, invidiano gli altri.

Cumu fa lu grancu fa lu cranchiciellu.

Come fa il granchio fa il granchietto. Cioè colme fa il padre fa il figlio, nel bene e nel male.

A matina ca ha da jiri a meti, va trovannu a favuci.

Invece di pensarci prima, va in cerca della falce la mattina che deve andare a mietere.

Cu a sacchetta di l'autri è facili fa u spaccunu.

Con la tasca degli altri è facile fare lo spendaccione.

E' cumu u caracullu: quantu tenidi u porta incuullu.

E' come la lumaca: tutto ciò che possiede lo porta addosso, cioè è un vanitoso.

E' nu fischiudi pica.

E' un fischio di pica. La pica (ghiandaia) è un uccello molto diffuso nei nostri boschi, pertanto è come dire che è una cosa comune, cui dare poca importanza.

Alla terra molla tutti zzappanu infunnu.

Sulla terra morbida tutti zappano in fondo. Vuol dire che è facile dominare una persona che non sa difendersi e reagire ai soprusi del violento.

Piscia chiaru e và inculu allu miedicu.

Se la tua orina è chiara vuol dire che stai bene e non hai bisogno del medico.

Chi tenidi libri tenidi labbra.

Chi ha libri ha labbra, cioè la bocca per parlare. Colui che ha letto molto o ha studiato, può ben figurare in una conversazione.

L'uummini non nasciunu imparati.

Gli uomini non nascono colti ed istruiti; si può nascere intelligenti, ma colti lo si diventa col tempo, la volontà e lo studio.

A vucca è na ricchizza.

Parlare è un'arte facile, bisogna vedere, però ciò che si dice.

A lingua va sempre allu veru.

La lingua va sempre verso la verità, cioè, quando uno parla dimostra sempre la sua cultura.

Quannu u poviru dunadi allu riccu, u diavulu sinni rididi.

Quando il povero regala qualcosa al ricco, il diavolo se ne ride.

Adduvi ci su figli, Diu ci vigila, adduvi non ci su figli non ci jiri nè 'pi dinàri, nè 'pi consigli.

Dio veglia lì dove ci sono figli che crescono; in quella casa dove non ci sono figli, invece, non è bene andarci né per chiedere denari né per consigli. Infatti lì non sanno cosa ci vuole per mandare avanti una famiglia e crescere ed educare i figli, per cui non credono alle necessità altrui e non fanno favori.

I figli 'pi l'onuri e li muli 'pi figura.

I figli legittimi per l'onore della casata ed il decoro della famiglia; i figli illegittimi (muli) per figura. Capita, infatti, che i figli illegittimi siano più somiglianti al genitore.

Aria chiara non ha paura di trùoni.

L'aria chiara, cioè il cielo sereno, non teme i tuoni, cioè non vi è pericolo di temporali.

Chi ti sa, ti ràpidi.

Chi ti conosce ti apre. Vuol dire che quando si subisce un furto c'è sempre l'indicazione di qualcuno, la talpa, che sa dove indirizzare la ricerca delle cose di valore da rubare.

U varcu apìertu fà l'ùomu latru.

La porta aperta fornisce l'occasione a qualche male intenzionato per approfittare della circostanza per appropriarsi di qualcosa. In altre parole, l'occasione fa l'uomo ladro.

Matrimoni ed accatti non può dire se non su fatti.

Matrimoni ed acquisti non si possono dire conclusi se non sono stati ratificati.

Cafuni e malandrini, scarpe grosse e cervello fino.

Contadini e malandrini hanno scarpe grosse ma cervello fino.

Na mamma ti vo vidi ricca e maritata bona, na sùora non ti vo vidi miegliu i ghilla.

Una mamma desidera vedere te, figlia, sposata e benestante, ma una sorella, magari invidiosa, non accetta di vederti migliore di lei.

Tuttu u beni da fora veni.

Tutto il bene proviene da fuori, cioè tutta la ricchezza viene dalla terra che consente di riempire la casa di tutto ciò che è necessario.

Missa e mangia non impedisciunu a fatigà.

Andare a messa e mangiare non impediscono di lavorare. Il tempo che si impiega per andare ad ascoltare la messa e quello trascorso a mangiare non è sprecato se una persona riesce ad organizzarsi e non sottraggono tempo utile al lavoro.

Non far male che è peccato, non far bene che è sprecato.

Non fare del male a nessuno perché è peccato, ma se vuoi fare del bene guarda a chi lo fai: può essere sprecato se chi lo riceve non è riconoscente.

Se vò campà sanu e cuntìentu da i parienti stai luntanu.

Se vuoi vivere in pace e contento i parenti devi tenerli amici ma a distanza perché spesso sono proprio i parenti più stretti che, per la loro invidia, creano i maggiori fastidi.

A pigliàri sii trasenti, a dunari sii tinenti. Se ti piglia n'accidenti paghi tuttu o no' paghi nenti.

Quando è possibile, prendi sempre, a donare sii un po' restio e cerca sempre di trattenerti. Se poi ti piglia un accidente o pagano tutto quelli che restano o non lo fa nessuno e così gli resta quello che tu hai preso prima

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Vali di cchiù nu bùonu vicinu ca nu parientu luntanu.

Un buon vicino è meglio di un parente che abita lontano, perché in caso di bisogno il vicino può fornire un aiuto immediato, molto prima che il parente giunga. Si dice anche: puru a riggina ha avutu bisuugnu su vicinu.

Chi tenidi nu malu vicinu tenidi nu malu matinu.

Chi ha un vicino cattivo con il quale non va d'accordo, ha un brutto mattino, nel senso che in caso di necessità non gli si può rivolgere.

E' miegliu ghi senza ca malu accumpagnatu.

E' meglio essere solo che male accompagnato.

Quannu u diavulu ti alliscia vo' l'arma.

Quando il diavolo ti lusinga vuole la tua anima. Quando, cioè, qualcuno cerca di illuderti con promesse molto vantaggiose, cerca di essere prudente e non lasciarti tentare dai facili vantaggi, perché spesso sono ingannevoli e quasi sempre c'è la fregatura coperta da allettanti lusinghe.

Si vo' sapì a vritàti, da i quatrari è da i 'briachi.

Se vuoi sapere la verità devi fartela dire dai ragazzini e dagli ubriachi.

Fatti piecuta ca veni lu lupu e ti màngiadi.

Fatti pecora, così viene il lupo e ti mangia. Se uno è buono fino all'ingenuità, tutti approfittano di lui, come il lupo approfitta delle pecore. Se invece sei un leone, tutti ti rispettano.

Madonna, non cchiù pìju, ha dittu chillu ca jivi da u jiumu appinninu.

Madonna, ti prego, non peggio di così, ha detto quello che veniva trasportato dalla piena del fiume, pregando la Madonna che gli salvasse la vita evitandogli di morire affogato.

S'è cavatu a fossa culli mani suu.

Si è scavato la fossa con le sue stesse mani. Si dice così di chi, a furia di parlare a sproposito, di ordire congiure e dire bugie a danno di altri, è arrivato al punto che tutto ciò che ha cercato di fare agli altri si è ritorto contro se stesso, per cui si trova sepolto dalle sue stesse malefatte.

Diu ha criàtu lu juuru de'acqua e l'ha criàtu cullu culu amaru. E perciò lu juuru d'acqua si mangia du culu.

Il cetriolo si incomincia a mangiare dalla parte posteriore, che è quella più amara, cosicché alla fine rimane in bocca solo la parte più dolce. Ciò significa che bisogna affrontare per prima le cose più amare per avere in ultimo la soddisfazione del dolce.

Imparati culu quanni s'ì sulu, ca quannu si accumpagnatu ti truvi 'mparatu.

Insegna al sedere ad essere educato quando sei solo, cosicché quando ti trovi in compagnia, sia già educato, cioè scoreggia quando sei solo, ma quando sei in compagnia non fare cose che sconcertano chi ti è vicino.

Se vuu 'mprestà dinari, guarda prima a chi li dai.

Se vuoi prestare del denaro, guarda prima a chi lo dai, perché c'è il rischio di non riaverlo più indietro. Si dice anche: All'amicu non fari cridenza, pocu ti vididi e pocu ti penzidi, se ti scòntidicangia vicu: pìerdi i dinari e pìerdi l'amicu.

Si u 'mbriestu fussu na cosa bona, ognunu 'mbristèridi a mugliera.

Se prestare fosse una buona cosa, si potrebbe prestare anche la moglie. Infatti c'è gente che la pensa così: quannu u misu è di quaranta, pagu a tutti quanti, quannu u misu è di trentunu non pagu a nessunu.

Si tenidi dinari e no' tenidi cchi ni fà, minti genti a lavurà senza ca nissunu vadi alli guardà.

Se hai soldi da sciupare, metti operai a lavorare senza alcun controllo.

Chi stadi alla spiranza d'autri e non cucinidi, a sira si va a curcà murmuriannu.

Chi sta alla speranza che altri cucinino per lui, certamente la sera andrà a letto a pancia vuota.

Si vu' mangià pani i stu cummìentu, ha da fà u culu quantu nu mantu.

Se vuol mangiare il pane in questa casa deve lavorare.

A tavula e a mugliera, si cchiù ti ci avvicini, miegliu è.

Alla moglie ed alla tavola da pranzo, più ci stai vicino e meglio è.

A liticata tra u maritu e la mugliera dura da u fucularu allu lìittu.

La lite fra marito e moglie dura finchè non vanno a letto.

A gatta pressarola fa li figli cicati.

La gatta che ha troppa fretta, partorisce figli ciechi, cioè bisogna fare le cose con calma per avere soddisfazione in futuro.

L'ùominu ca portadi a casa cu a visazza e la fimmina caccia cu lu sinu, a malu partitu simu.

Se un uomo a casa porta la bisaccia piena di ogni ben di Dio e la moglie non riesce a ben amministrare e sciupa tutto, la casa va a rotoli.

E' inutili ca mò affini a nivi allu spitu, si non hai avutu i sinsii prima.

E' inutile che adesso vuoi risparmiare (mettere la neve allo spiedo) se prima non hai avuto abbastanza criterio per risparmiare. Ora tutto è inutile perché in casa non c'è più niente.

Stipati u mangià 'pi quannu venuni i muschi janchi e maju lungu.

Conservati il cibo per quando nevica (le mosche bianche) e per quando arriva il mese di maggio, alreimenti soffrirai la fame.

U mali stipu è di cani e gatti.

Se lasci aperte le porte della credenza i cani ed i gatti la faranno da padroni, distruggere tutto. Il significato è che bisogna avere criterio nella conduzione della casa, risparmiando per pensare al futuro.

Cumu ha dittu chillu.

Come disse quello. Generalmente precede la citazione di una frase rimasta celebre o di una battuta.

Ha dittu mamma ca ci ha da mannà nu pocu di intartienimi.

Ha detto mamma che ci devi mandare un poco di "intrattienimi". Questo serviva per levarsi di torno un ragazzino che dava fastidio e lo si mandava dalla nonna o da una parente con la scusa di andare a chiedere un prestito. In realtà la stessa parola "nu pocu di intratrienimi" rivelava l'intento.